"Pareti parallele, e magari di metraggio multiplo tra esse, sono pressoché garanzia dell'instaurarsi di onde stazionarie che vanno a rinforzare o cancellare questa o quella frequenza in funzione della lunghezza d'onda emessa dalle casse acustiche."

COME ADATTARE IL PROPRIO AMBIENTE

L’escursione dinamica è uno dei fattori da tenere più in considerazione nella riproduzione audio in ambiente domestico perché una sua ottimale restituzione consente la massima intelligibilità del messaggio sonoro.

Questa non va confusa con il livello, o pressione sonora, che possono essere elevati in assoluto (tipico della musica rock); la dinamica è una differenza - anche sensibile - tra gli "estremi" dell'intensità sonora prodotta (tipico della musica classica, tra i "pianissimo" e i pieni orchestrali la differenza è in decine di decibel tra il livello sonoro minimo e quello massimo). L'escursione dinamica è un elemento decisivo anche nella riproduzione dell'audio delle colonne sonore, nelle scene di azione, dove esplosioni o altre componenti acustiche impulsive in bassa, talvolta bassissima frequenza, raggiungono livelli di picco che possono saturare la capacità della sala di "smaltire" l'energia acustica sviluppata in quel frangente. L'effetto, sgradevole, è quello di avere un audio confuso e disagio nella fruizione del programma. La causa è sostanzialmente una sola: l'errato dimensionamento del sistema acustico verso i metri quadri disponibili e l'arredo e/o la disposizione della stanza che possono indurre o agevolare le insorgenze di fastidiosi fenomeni acustici che si aggiungono, distorcono e si sovrappongono a quello del sistema di riproduzione audio-video.

Tutto da rifare, allora. Come regola generale, l'ambiente destinato ad accogliere l'impianto di intrattenimento domestico deve calzare un po' "largo" al sistema, così che questo abbia lo spazio "fisico" nel quale far irradiare l'emissione delle acustiche senza rischiare di saturare l'aria e/o non poter amministrare i livelli d'uscita in modo efficace. Il suono si irradia e vive nell'aria e gli spazi architettonici umani sono abitati da essa. Ogni suono, poi, è caratterizzato da una sua intensità (livello) e tono (frequenza) i quali, coniugati assieme nell'unità di tempo, si muovono. Ogni frequenza ha una sua lunghezza d'onda (p.e.: 20 Hz, pari a 17 metri, 20 kHz pari a 17 millimetri) e questo per dire, grossolanamente, che sarà non solo inutile, ma soprattutto dannoso, inserire in un ambiente di 15 metri quadri, un sistema 5.1 che per i canali anteriori (destro e sinistro frontali della stereofonia classica) ha un modello da pavimento a più vie e più woofers, di norma in grado di arrivare a toccare, in ambiente, le ottave più basse della risposta in frequenza (20-40-80 Hz).

Quelle frequenze non potranno mai essere riprodotte nella loro corretta forma. Saranno, più probabilmente, un'imprevedibile sequenza di onde sonore rimbalzate a destra e a manca che si inseguono, si cancellano, si sommano a seconda della conformazione del locale. Difatti, anche la forma del locale oltre alle dimensioni e la sua proprietà di riflettere - o meno - le onde sonore, concorre a creare, l'acustica del sito.

Pareti parallele, e magari di metraggio multiplo tra esse, sono pressoché garanzia dell'instaurarsi di onde stazionarie che vanno a rinforzare o cancellare questa o quella frequenza in funzione della lunghezza d'onda emessa dagli speakers.

Senza ricorrere a drastiche soluzioni da auditorium, si può ridurre questo rischio arredando la sala deputata all'ascolto e/o alla proiezione con qualche attenzione.

Si possono, ad esempio, inserire tappeti di un certo spessore davanti agli speaker; disporre librerie (piene di libri, però, non di ninnoli o di vetreria risonante per eccellenza) sulle pareti di fondo; oppure utilizzare carta da muro in stoffa e tende di tessuto pesante. Alle finestre, dei doppi vetri saranno sempre i benvenuti e non solo per proteggere chi abita in quella stanza dal freddo, o dal rumore esterno.

Contemporaneamente, evitare la presenza, nello stesso ambiente, o nelle vicinanze del sistema, di tavoli in vetro, grandi quadri vetrati, vetrinette o teche per ovvie questioni di riflessione. Se tutto ciò non è opportuno, si può solo tentare di ridurre la possibilità di eccitare acusticamente questi oggetti, curando strategicamente la scelta e la collocazione degli speakers avvalendosi di strumenti per l'analisi dell'acustica ambientale, o in alternativa, di quelli per l'ottimizzazione del suono surround presenti nelle migliori amplificazioni A/V di ultima generazione (i software di crescente sofisticazione studiati dalla Audyssey sono la migliore e più affidabile).

Insomma, "dimmi che ambiente hai e ti dirò quale cassa fa per te". Infatti, se è vero che l'ottimizzazione ed equalizzazione ambientale effettuate dai programmi inseriti nei chip dei sintoamplificatori sono grandissimo aiuto per risolvere problemi di acustica "ordinari ", questi poco o nulla possono fare se si introducono in ambiente degli speakers smaccatamente surdimensionati. Per la collocazione delle acustiche in ambiente è utile rispettare lo schema classico del triangolo equilatero.

Data come riferimento spaziale invariabile la larghezza della parete sulla quale installare schermo e speaker anteriori, è lapalissiano che visione e ascolto coincidano al centro di questo spazio. Per i canali stereo destro/sinistro, questi dovrebbero esser posti a una distanza tra loro più o meno identica a quella esistente tra essi e il punto di ascolto. Allo stesso momento dovrebbe essere identica - per i due speaker destro/sinistro - anche la distanza dalle pareti laterali e da quella di fondo, così che possano avere una risposta in frequenza in ambiente sovrapponibile.

Una volta trovata la posizione ritenuta corretta, è utile orientare lo speaker verso il punto di ascolto, facendo collimare gli assi virtuali delle rispettive emissioni circa cinquanta centimetri davanti la seduta, in tal modo si può godere della totalità delle emissioni, quindi della migliore immagine spaziale.

Con i diffusori da stand, è importante che questi siano posti su supporti li elevino a una quota che sia pari o non molto lontana dall'orecchio di chi ascolta, evitando perdite o sbilanciamenti di energia acustica che possano confondere la percezione (l'ascolto è un'esperienza quasi totalmente psicoacustica).

Tratto da "Il libro bianco dell'HOME TECHNOLOGY" realizzato dalla redazione di HC Home Comfort & Design